Tra Arte e Querce

Tra i vigneti e i boschi, nel cuore delle Langhe, si trova questa locanda punto d’incontro tra l’arte di pittori e scrittori, e le querce, dove crescono tartufi e funghi. Gestita da diverse generazioni da una famiglia con esperienza nella ristorazione e passione nella ricerca dei tartufi, la locanda ha 6 camere accoglienti e confortevoli. Ezio Costa, esperto trifulau, vi accompagnerà, con i suoi fidati cani, alla ricerca del prezioso frutto della terra. La moglie Clelia propone piatti tradizionali langaroli, utilizzando le ricette della mamma, come la “carpionata”, l’insalata russa di sole verdure, “l’uriot”, frattaglie di maiale con verdure. Le verdure sono della zona e le carni di allevatori di fiducia. La specialità è il tartufo, bianco nel periodo da metà settembre a dicembre e quello nero negli altri periodi. Organizzano serate a tema per riscoprire gli antichi sapori, con attenzione anche ai vegetariani. Il menù degustazione è proposto a € 25/30, ma si può anche scegliere alla carta. Tra gli antipasti spiccano le acciughe verdi senza aglio, i primi comprendono paste fresche tutte fatte in casa; nei secondi le costine di maiale al Barbera, sono famose per il loro segreto metodo di cottura; fra i dolci il bonet, la torta di nocciole di produzione propria, le torte e le creme alla frutta. Carta dei vini con interessanti etichette della zona.

Ristorante Hanbury

Da oltre 20 anni Pasquale, il gestore del ristorante, propone una cucina basata sul pescato locale, sempre fresco e cucinato con spunti creativi e mai banali. L’ambiente è elegante e raffinato, lontano dal traffico, pur essendo nel centro di Ventimiglia, di fronte alla stazione ferroviaria, e con la bella stagione si può pranzare nel dehors. Pochi tavoli in una sala arredata con semplicità, Pasquale cura personalmente l’accoglienza con il sorriso e spiega la proposta del giorno che dipende da quello che viene pescato in zona e dalle verdure degli orti vicini. Nella carta sempre piatti interessanti e mai banali. Fra gli antipasti citiamo la scottata di spada, soia agli agrumi, scalogno fritto oppure capesante scottate, purea di nasturzio, anacardi, o anche la tartare di cervo e salsa agrodolce di prugne. Tra i primi l’invitante raviolo di burrata, rana pescatrice e polvere di amatriciana o il classico tagliolino all’astice. Tra i secondi il baccalà 55°C, zucca, finocchi, aglio nero oppure il piccione con lenticchie e salsa agrodolce, o il sempre gustoso fritto misto. La cucina propone le specialità Nikkei, un incontro tra due cucine, la peruviana e la giapponese, una fusione di pietanze che danno vita a nuove armonie di gusto. Ottimo rapporto qualità-prezzo per chi cerca l’altissima qualità abbinata ad una grande professionalità. Alla carta sui 60 euro.

L’Angolo Divino

Siamo in Borgo Po, un quartiere molto affascinante a pochi passi da Piazza Gran Madre e dal fiume Po. Marco Mina ai fornelli, Sonia Bozzato in sala sono gli animatori di questo originale e simpatico locale nato da un paio di anni e rapidamente affermatosi per la qualità della cucina rigorosamente Piemontese. La scelta di usare solo il forno a legna è stata vincente, anche per le ottime pizze. Il menu alla carta vi permetterà di costruirvi su misura un antipasto misto composto da piccoli assaggi piemontesi a piccoli prezzi. Si sceglie fra la classica insalata russa, acciughe al verde, carpioni, peperoni con bagna cauda, giardiniera di galletto ed altro. I primi spaziano dai tipici agnolotti del plin al sugo d’arrosto, alle chicche di patate con castagne e Castelmagno, tajarin al ragù bianco ai ravioli di zucca alle acciughe. Tra i secondi citiamo la guancia di vitello brasata con polenta, il maialino di latte con purè di sedano rapa e cipolla rossa caramellata e da segnalare una carbonade (spezzatino) di vitello alla birra di Coazze. I piatti seguono la stagionalità ma sempre tipicamente piemontesi. Nei dessert troviamo il classico bonet, la meringata con chantilly, il “bicerin Torinese” (caffè con cioccolato e panna). Selezione di vini esclusivamente Piemontesi. C’è un menù degustazione di antipasto, primo, secondo e dessert a 30 euro, bevande escluse; con vino e/o alla carta potrete arrivare a 40 o poco più.

Glam Restaurant Sanremo Villa Noseda

In centro, vicino al Casinò, in una dimora storica, Villa Noseda, si trova questo ristorante con un’ampia sala da pranzo, elegante e ricercata, una luminosa veranda e una saletta, adatta per eventi riservati e cene d’affari. Lo chef Matteo Riccitelli propone un menù degustazione a 48 Euro, con quattro portate di pesce scelte da lui più il dolce, e un menù a 70 Euro, con sei piatti gran gourmand e il dessert. Alla carta si inizia con il crudo, che comprende i famosi gamberi rossi di Sanremo, le variazioni di tartare di pesce con ostrica e frutta e sushi o si possono gustare un flan di patate e funghi su vellutata di zucca, il cappon magro della tradizione con guarnizione di crostacei, o le insolite capesante brasate al foie gras, croccante ai fichi e polvere d’oro. Fra i primi raviolini di scorfano su bisque di gambero, gocce di burrata, limone e zenzero o il cappelletto ripieno di fonduta su ristretto di vitello e caponata di porcini. Fra i secondi domina il pesce, sempre freschissimo, servito fritto o nella grigliata. Fra le carni l’agnello cotto a basse temperature, muffin all’erborinato, e salsa alle melanzane affumicate. Ottimi i dolci tutti e molto curata la presentazione dei piatti. Servizio professionale e gentile. Di ottimo livello la carta dei vini.

Osteria senza fretta

L’Osteria si trova nel centro storico, nella “via dei ristoranti”; l’ambiente è raccolto e curato, volte con mattoni a vista, arredamento semplice, ma elegante. Atmosfera tranquilla e accoglienza garantita da Marco Bertorello, che consiglia i vini e i piatti preparati con passione dalla moglie, Daniela Marchisio. La cucina proposta dal 2012, si basa sulla qualità delle materie prime, biologiche e dei produttori locali, e sul rispetto del lavoro e della terra, seguendo la stagionalità dei prodotti. Le ricette sono quelle delle mamme e delle nonne, ma con un pizzico di creatività. In carta c’è sempre piatto del giorno per vegetariani e vegani. Fra gli antipasti la battuta di carne Fassone, le insalate che cambiano ad ogni stagione, come quella di cavolo, robiola fresca, mela e castagne. Nei primi gustose zuppe, risotti speciali, gnocchi al Castelmagno, tagliatelle al ragù . Tra i secondi la tagliata di vitello, la rolata di coniglio e il burger vegetale. Ottimi i dolci preparati anche con la frutta di stagione, deliziosi quelli con le castagne e i cachi. Molto gradita anche la piccola pasticceria, che accompagna i caffè e i digestivi. Pane e grissini preparati in casa, così come la pasta fresca. Ampia scelta di formaggi del territorio. Carta dei vini interessante. Menù degustazione a € 40 con un antipasto, un primo, un secondo e un dolce scelti dalla carta.

Trattoria Pappa & Vino

Nel cuore della città, un bel locale luminoso e accogliente con arredamento classico e di buon gusto, con cantina a vista. I piatti del giorno sono esposti sulla lavagna e presentati dal personale, sempre gentile e disponibile. In cucina dall’estate del 2017 opera una coppia di chef, Parisio Maurizio e Abrile Roberto, molto noti nel territorio. Non è cambiata la filosofia della cucina legata ai piatti della tradizione piemontese e ligure, in alcuni casi decisamente classici e in atri con piccole varianti e presentati in chiave più moderna: la cima alla genovese e il brandacujun, acciughe e stoccafisso, convivono con piatti piemontesi, carni cucinate in arrosti, roastbeef, carpacci, e l’imperdibile trippa in umido. Nei primi, oltre agli immancabili ravioli e tagliolini, troviamo anche gnocchi e zuppe squisite. Tutte le materie prime sono selezionate e provenienti da coltivazioni locali; in stagione sempre presenti i tartufi e i funghi. Alla carta si spendono circa 30/35 euro per un antipasto, un primo e un secondo vino escluso. Il locale si definisce “Petite Champagnerie” e indica la forte passione per i vini spumanti prodotti con il metodo classico, e troverete delle bollicine italiane, che stanno riscuotendo molto successo, compresi i vini della cantina Cuvage, blanc e rosè poco distante e che merita sicuramente una visita.

Osteria Au Casun

Vale la pena di salire a 900 metri e visitare il piccolo borgo di Bajardo, il centro storico, la chiesa che fu in parte, distrutta nel terribile terremoto del 1887, dalla quale si gode un panorama meraviglioso sia d’inverno che d’estate, come vale la pena di fermarsi a gustare l’ottima cucina di Claudia e Pier, giovani ristoratori che hanno aperto questa osteria e propongono una cucina fatta di prodotti il più possibile a km. 0, genuini, coltivati dai contadini del territorio. Claudia, la chef con il suo sorriso gentile, vi proporrà un menù dai 25 ai 30 Euro che comprende l’antipasto misto, con assaggi di torte di verdure ed erbe spontanee, barbagiuai, frittelle di erbe e riso, crostini vari, salumi e formaggi locali. I primi sono particolarmente gustosi come i ravioli alle erbe selvatiche, le tagliatelle al rossesse o alle ortiche con il ragù di coniglio. Nei secondi citiamo il coniglio di Apricale, la salsiccia di Ceriana, il cinghiale in bianco, tutti da provare. Assolutamente da assaggiare i dolci preparati da Claudia, che ha avuto esperienza in pasticceria, deliziose meringate di marron glacè, tartufate leggere e tiramisù squisito. Pier in sala, gentile e disponibile, vi suggerirà l’abbinamento con i vini migliori.

L’erba Gatta

Gianni e Carla, due amici, hanno intrapreso nel 2008 questa avventura uniti dalla passione per la buona tavola e il buon vino, riuscendo a creare un luogo ideale per gustare una cucina tipica dell’entroterra, saporita, ma leggera. Gianni in cucina prepara piatti con prodotti rigorosamente del territorio, come l’olio, il vino, il pane, i fagioli, i formaggi, le erbe spontanee e lo zafferano di Triora. Il menù è indicato sulla lavagna come nelle vere trattorie: negli antipasti la trevisana al forno con ricotta e balsamico (9 euro) o i salumi e i sott’olio fatti in casa, come i pomodori secchi, i ciccotti (funghi), testa in cassetta e speck di cinghiale. Nei primi piatti la polenta con il sugo di finferli e speck, piatto unico a 10 euro, e i ravioli di ricotta e borragine con pomodorini e maggiorana (10 euro). Fra i secondi i grandi protagonisti della cucina dell’entroterra, il cinghiale con polenta (12 euro), le lumache in umido (14 euro), la toma di pecora Brigasca al forno (9 euro). Dolci squisiti fatti in casa. Il locale si trova nel centro storico, merita una visita e sulla tovaglietta troverete raffigurata la cartina che vi suggerirà un percorso per scoprire questo affascinante borgo conosciuto come il paese delle streghe. Menù da 25 a 30 Euro. Discreta carta dei vini con etichette locali e generosi vini piemontesi.

Osteria Rabezzana

In via San Francesco d’Assisi a un passo da Piazza Solferino l’enoteca Rabezzana è un’istituzione: fa conoscere vini dell’omonima azienda monferrina (ma non solo quelli perché ci sono etichette di mezzo mondo) dal lontano 1911. Da pochi mesi ha anche aperto nel sotterraneo un’osteria per far apprezzare grazie allo chef La Padula, del Da Vinci di Scurzolengo, anche le specialità della cucina monferrina. L’aspetto è quello tipico delle “cave” francesi dove puoi andare a sentire musica, i tavoli sono fatti con vecchie botti e alle pareti ci sono opere d’arte contemporanea. In carta piatti che vanno dal magatello con la salsa piemontese alla bagna cauda in due versioni: normale e light con il topinambour al posto dell’aglio. Il menu cambia secondo stagione ma non mancano mai gli agnolotti del plin con ripieno d’asino e quelli tradizionali. La carta dei vini conta oltre 900 etichette che sono poi quelle in vendita nell’enoteca. E per chi non ce la fa a finire una bottiglia l’Osteria ha rilanciato l’antica tradizione del Buta Stupa e cioè l’usanza di ritappare la bottiglia non terminata per consentire al cliente di portarsela a casa. Sui 40 euro.

Osteria I Rebbi

Aperta nel 2013 da Valerio ed Elena in una vecchia cascina ristrutturata in località San Sebastiano, l’osteria è circondata dalle preziose vigne di Barolo e inserita nello splendido paesaggio delle Langhe, un panorama incantevole sulle colline, che anche il New York Times consiglia di visitare; il suo nome deriva semplicemente dai rebbi (punte) delle forchette, un modo simpatico e diretto per identificare l’argomento in discussione: la buona tavola. In un ambiente semplice e accogliente si possono gustare piatti che, con rispetto per il territorio e materie prime di qualità, permettono di assaporare cibi della tradizione piemontese: come le cervella di vitella fritta con gli amaretti di Monbaruzzo, oppure “Langhe e Monferrato in pasta”, vale a dire ravioli quadrati e ravioli del plin serviti insieme per evidenziare le 2 interpretazioni del piatto secondo le zone d’origine; i tortelli di polenta con le lumache in umido, lo stufato d’asino con gli spinaci all’uvetta, il bonet con il gelato al caffe e il caramello al fernet, le pesche sciroppate e sorbetto ai kiwi, la torta di nocciole, la mousse al cioccolato e paste di meliga. Menù degustazione a € 37 e carta dei vini con le migliori etichette che, vista la zona, non possono mancare.