La Taverna di Fra Fiusch

Nell’incantevole borgo di Revigliasco a pochi chilometri da Torino, tra le mura di una cascina di fine ‘800, intima ed accogliente, troviamo Fra’ Fiusch, dove lo chef Ugo Fontanone ha fatto da maestro a una piccola nidiata di chef oggi in ristoranti più o meno blasonati. Il locale ha anche aperto da poco una dependance in corso Moncalieri a Torino. Tornare alla casa madre in collina è sempre piacevole per ritrovare i classici della tradizione cui talora si affiancano piatti che spingono sul versante dell’innovazione. Si può infatti assaggiare tanto il vitello tonnato all’antica maniera quanto i tartrà di basilico con burrata e sorbetto di pomodori. Non mancano i tajarin con il ragù langarolo di fegatini di pollo e salsiccia e gli agnolotti del plin di carne al burro d’alpeggio ma anche quelli ripieni di carne d’asino. Tra i secondi finanziera, piccione arrosto con aceto balsamico e miele di castagno, guanciale di vitello brasato, faraona ripiena con le ciliegie ma anche gamberoni scottati su crema di nocciole. Al dessert tra gli altri fagottino di mele e cognà e gelato al blu di capra con sorbetto alle pere. La carta dei vini enciclopedica offre le eccellenze piemontesi e una ricca selezione di vini italiani con qualche chicca francese. Menù degustazione a 35 euro, alla carta intorno ai 40 euro.

Il Cortiletto

Siamo in via Borgo Dora nel cuore di Porta Palazzo: la zona del maggiore mercato cittadino grazie alle varie ondate migratorie è da sempre incrocio di cultura gastronomiche diverse, oggi si sta riqualificando e vede nascere ogni giorno nuovi locali. “Il cortiletto” è quasi un’istituzione perché c’è da molti anni e rimane una garanzia per chi voglia assaggiare una cucina piemontese secondo tradizione. Il nome del locale viene dalla sua collocazione, in un piccolo cortile nel “Balon” (così si chiama il mercato delle pulci del sabato mattina) non distante dalla sede della Scuola Holden e dall’Arsenale della Pace del Sermig. Tra i piatti nel menu non mancano secondo stagione flan di cardi con o senza fonduta, insalata russa, tournedos ai funghi porcini, agnolotti al sugo d’arrosto. Ma si trovano anche lumache alla parigina, faraona ripiena e lesso di gallina. Sono strepitose d’estate le pesche ripiene. Con una barbera sfusa della casa si spendono sui 40 euro. Se ci si va il sabato è consigliabile la prenotazione, perché nel giorno del mercato è difficile trovare un tavolo libero.

L’Angolo Divino

Siamo in Borgo Po, un quartiere molto affascinante a pochi passi da Piazza Gran Madre e dal fiume Po. Marco Mina ai fornelli, Sonia Bozzato in sala sono gli animatori di questo originale e simpatico locale nato da un paio di anni e rapidamente affermatosi per la qualità della cucina rigorosamente Piemontese. La scelta di usare solo il forno a legna è stata vincente, anche per le ottime pizze. Il menu alla carta vi permetterà di costruirvi su misura un antipasto misto composto da piccoli assaggi piemontesi a piccoli prezzi. Si sceglie fra la classica insalata russa, acciughe al verde, carpioni, peperoni con bagna cauda, giardiniera di galletto ed altro. I primi spaziano dai tipici agnolotti del plin al sugo d’arrosto, alle chicche di patate con castagne e Castelmagno, tajarin al ragù bianco ai ravioli di zucca alle acciughe. Tra i secondi citiamo la guancia di vitello brasata con polenta, il maialino di latte con purè di sedano rapa e cipolla rossa caramellata e da segnalare una carbonade (spezzatino) di vitello alla birra di Coazze. I piatti seguono la stagionalità ma sempre tipicamente piemontesi. Nei dessert troviamo il classico bonet, la meringata con chantilly, il “bicerin Torinese” (caffè con cioccolato e panna). Selezione di vini esclusivamente Piemontesi. C’è un menù degustazione di antipasto, primo, secondo e dessert a 30 euro, bevande escluse; con vino e/o alla carta potrete arrivare a 40 o poco più.

Osteria Rabezzana

In via San Francesco d’Assisi a un passo da Piazza Solferino l’enoteca Rabezzana è un’istituzione: fa conoscere vini dell’omonima azienda monferrina (ma non solo quelli perché ci sono etichette di mezzo mondo) dal lontano 1911. Da pochi mesi ha anche aperto nel sotterraneo un’osteria per far apprezzare grazie allo chef La Padula, del Da Vinci di Scurzolengo, anche le specialità della cucina monferrina. L’aspetto è quello tipico delle “cave” francesi dove puoi andare a sentire musica, i tavoli sono fatti con vecchie botti e alle pareti ci sono opere d’arte contemporanea. In carta piatti che vanno dal magatello con la salsa piemontese alla bagna cauda in due versioni: normale e light con il topinambour al posto dell’aglio. Il menu cambia secondo stagione ma non mancano mai gli agnolotti del plin con ripieno d’asino e quelli tradizionali. La carta dei vini conta oltre 900 etichette che sono poi quelle in vendita nell’enoteca. E per chi non ce la fa a finire una bottiglia l’Osteria ha rilanciato l’antica tradizione del Buta Stupa e cioè l’usanza di ritappare la bottiglia non terminata per consentire al cliente di portarsela a casa. Sui 40 euro.

Ristorante Monti

Può scoppiare l’amore a prima vista con questo locale a un passo da piazza Adriano, che propone una cucina piemontese verace. Menu degustazione a 35 euro, che dopo l’amuse-bouche prevede un vitello tonnato in cui sia la carne sia la salsa con i capperi parlano della tradizione e dei gusti della Regione. A seguire agnolotti al sugo d’arrosto con ripieno di carne e verdure come un tempo si usava nelle campagne. Poi un fritto misto (non unto) in cui nella parte salata brillano la milanese di pollo e quella di lonza, le polpettine di vitello, le cervella, le granelle, il fegato. In quella dolce tra le altre cose il semolino, la prugna, la banana e l’amaretto. Con un calice di vino il conto sale a 40 euro. La carta che offre i classici piemontesi, dalla carne cruda ai batsoa (piedini di maiale), dal filetto Torino (impanato con i grissini, quello che molti chiamano Grissinopoli) alla finanziera (il piatto che piaceva a Cavour con frattaglie e rigaglie di pollo). Tra i dessert brillano lo zabajone, il bonet ma anche la crepe suzette. Ampia la scelta dei vini con grandi etichette di tutta la regione, ma anche bottiglie di piccoli produttori. Il locale aderisce all’iniziativa Buta Stupa per cui ci si può portare a casa la bottiglia non terminata.

Trattoria l’Oca Fòla

Siamo nel quartiere Cit Turin, ad un isolato dalla Stazione di Porta Susa. Il nome del locale si ispira alle aie di campagna dove starnazzavano le oche, simpatiche e un pò matte (Fòle in Piemontese). Nelle sapienti mani di Massimo Miglietta in sala e Paola Barberis in cucina, il locale si è specializzato nella cucina piemontese contadina dove non possono mancare piatti a base di anatra e oca. Ambiente caldo ed accogliente, soffitti in mattoni a vista e credenze in “arte povera”. Appeso in sala il fazzoletto con i colori dell’Oca, contrada del Palio di Siena a sancire il gemellaggio fra simpatici pennuti rappresentanti regioni diverse. Tra gli antipasti citiamo la battuta di fassone con tuorlo marinato e spuma di parmigiano, uovo croccante su fonduta di toma. Fra i primi spiccano i tagliolini al ragù d’anatra , la Panissa di riso alla Novarese, gli gnocchi al ragù d’oca e funghi oppure al baccalà. Fra i secondi non può mancare lo stufato d’oca al Cortese di Gavi, lo stracotto di fassone al Nebbiolo, la pancia di maiale cotta a bassa temperatura su letto di salsa agli agrumi. Dolci della tradizione come il bonet, panna cotta, il tiramisù al croccante di nocciola. La cantina molto ben fornita con vini piemontesi. Un menù degustazione con piatti sempre diversi composto da due antipasti, assaggi di due primi, secondo e dessert al prezzo di 30 euro bevande escluse, che con i vini o scegliendo alla carta può arrivare ad un massimo di 40 euro.

Monferrato

A due passi dalla Gran Madre, in quel Borgopo che con la nascita di un nugolo di nuovo locali e l’arrivo del bistrot di un pezzo da novanta della ristorazione come Canavacciuolo rafforza la sua vocazione trendy, questo locale aperto nel 1820 rappresenta una scialuppa di salvataggio per chi ama la tradizione piemontese. Il menu, come nei ristoranti di un tempo, snocciola piatti su piatti e non c’è che l’imbarazzo della scelta tra classici come la finanziera, il bollito misto, il rognoncino trifolato o la celebre grissinopoli (la milanese in versione sabauda, con l’impanatura di grissini). Non mancano tajarin, agnolotti e risotti, e secondo stagione asparagi, funghi porcini e tartufi bianchi d’Alba. La pasta fresca è “fatta in casa”, il carrello dei formaggi offre un’ampia scelta così come quello dei dolci. La cantina sfodera più di 600 etichette di vini nazionali ed internazionali con un occhio di riguardo alla produzione piemontese. D’estate si mangia anche nel dehors di via Monferrato, d’inverno si può cenare in salette riservate. Si spende tra i 40 e i 50 euro.

Trattoria Rosa Rossa

Nel centro storico di Moncalieri, a due passi dal “Real Collegio Carlo Alberto”. Fino alla fine del ‘700 i locali facevano parte della chiesa di S.Francesco, e in seguito diventati Osteria, mantenendo il fascino e l’eleganza dell’epoca. La cucina di tradizione rigorosamente Piemontese, Paola Manni in sala con il marito Marco Carcini ai fornelli propongono antipasti classici come il vitello tonnato all’ancienne (senza la maionese), la cruda di Fassone al coltello, il salame di trippa di Moncalieri, il flan di cardi e topinambur con fonduta. Fra i primi gnocchi di patate viola, il risotto con castagne mantecato al Castelmagno o la vellutata di zucca con praline di Seiràs alla nocciola, meritano una menzione particolare gli Agnolotti “gobbi” della Rosa Rossa al sugo d’arrosto, fatti a mano al momento. Fra i secondi antichi piatti “poveri” come la Finanziera tradizionale, la Trippa alla Savoiarda, le Lumache di Cherasco , ma anche Bue brasato al Ruchè. Dessert tutti fatti in casa, fra cui il bonet, la panna cotta e la torta di nocciole con zabaglione. Interessante anche la varietà di pane aromatizzato fatto in casa con il lievito madre. Ampia carta dei vini, con i classici piemontesi, presenti con le principali etichette. È presente un menù degustazione Piemontese a 34 € (vini esclusi) alla carta fino a 40€.

Parlapa

Siamo a un tiro di schioppo da Piazza Statuto e dalla nuova stazione di Porta Susa, che insieme al passante ferroviario ha riqualificato una vasta area della città. Il Parlapà è un’enoteca con cucina frequentato da molti gourmet cittadini. Si mangia tra scaffali ricolmi di vini di ogni provenienza e anche di una scelta notevole di distillati che vanno dal rhum al whisky passando per le grappe nostrane. I titolari sono di origine monferrina e dal Monferrato arrivano le carni che sono uno dei punti di forza del locale. Qui si vengono a mangiare specialità che è difficile trovare altrove: dal fegato di vitello al rognone (quello al limone è un incanto), dalle granelle di toro all’oca, dall’insalata di gallina al patè di fegato di coniglio. Non mancano tra i primi i tajarin (si può scegliere tra vari tipi condimento), gli spaghetti alla chitarra (eccellenti quelli con porri e guanciale), e gli agnolotti (da assaggiare in stagione quelli di borragine). Notevoli anche le verdure che accompagnano i piatti, dai barbabuc ai papaveri selvatici. Tra i dessert da non perdere il salame di cioccolata e in stagione la crostatina d’arancia. Si spende tra i 30 e i 40 euro.

Le Vitel Etonne’

Già l’insegna identifica la specialità di questo locale, situato in pieno centro di Torino. Il nome è un gioco di parole tra il francese ed il piemontese, nato dall’espressione “stupito” del Vitello Gioele (nato dalla fantasia della patronne Luisa Pandolfi e dalla creatività di Bob Noto) e dal tipico vitel tonné, piatto cult che troverete sempre. Un ambiente caldo ed accogliente, con due sale di cui una a livello cantina circondata da circa 300 etichette Italiane con predominanza di rossi piemontesi. I due chef Mauro Virdis e Massimiliano Brunetto vi proporranno piatti della tradizione piemontese, a volte reinterpretati in un menù che varia spesso. Tra gli antipasti il già citato vitello tonnato, la battuta di fassone al coltello, le acciughe con salsa verde e burro di montagna, le panelle con lardo e miele di castagno. Tra i primi citiamo i classici agnolotti al plin, ma anche quelli gobbi (rigorosamente fatti a mano e di dimensioni ragguardevoli) ai tagliolini 36 tuorli con carciofi o salsiccia di Bra, i ravioli vegani in sfoglia di castagne con carciofi e topinambur. I secondi classici con cotture a bassa temperatura e lunga durata. Tra i dolci la crema di mascarpone con cioccolato amaro, semifreddi e bavaresi realizzate al momento con ingredienti stagionali. L’orario di esercizio è dalle 12 alle 24 dal Martedì al Sabato (Domenica solo pranzo) con possibilità di mangiare a qualsiasi ora. Il conto resterà intorno ai 40 euro.