Il Bistrot della Bottega del Gusto

Se d’inverno non avete tempo per andare fino a Carrù a gustare il bollito misto, nel Bistrot che occupa lo spazio di via Sant’Anselmo dove c’era l’unico ristorante kosher della città, si può gustare tutti i giorni con i suoi sette tagli di carne e le sue sette salse. Il titolare è un vulcano di energia e vi spiegherà ogni particolare, anche perché prima di fare il ristoratore faceva il macellaio e di questa cosa va particolarmente orgoglioso. Ma se non si ha voglia di un piatto così impegnativo di può puntare su un primo come gli gnocchi al ragù (sono fatti solo di patate, perché il titolare non ama metterci la farina) o i tajarin conditi in sei o sette modi diversi. Non manca la classica grissinopoli, che qui propongono nella versione sottile e l’altrettanto classica su una tagliata. Tra gli antipasti capunet, carne cruda e flan con fonduta, ma anche bagna cauda e le acciughe al verde, come nelle piole di una volta.tra i primi i plin con le tre carni nel ripieno. Con un tirami su all’arancia e una buona barbera della casa si spendono sui 40 euro. Ma si possono anche scegliere etichette di bianchi e di rossi non solo piemontesi in un’ampia carta. Da non dimenticare che questo è anche un tempio della finanziera e del fritto misto.

Tre Galline

Nel cuore del Quadrilatero Romano, dietro Porta Palazzo, un locale che con i suoi 500 anni di vita ha fatto la storia della ristorazione cittadina. Le sue travi a vista, le sue boiserie e i suoi piatti in cui la tradizione viene rivisitata attraverso tecniche contemporanee continuano ad attrarre tanto i torinesi quanto i turisti (stranieri e non) che vogliono conoscere i must della cucina piemontese. Qui si trovano tanto la classica carne cruda con la crema di robiola e le pere al vino rosso quanto la testina di vitello croccante. In stagione la bagna cauda, tutto l’anno il baccalà confit. Tra i primi gli agnolotti ai tre arrosti e i tajarin al ragù di animelle. Tra i secondi la finanziera della casa, il guanciale brasato e non manca mai il classico carrello dei bolliti, con i sette tagli di carne e le sette salse in abbinamento. Oltre al ricco carrello di formaggi, al dessert due cavalli di battaglia come il bunet e il bicerin. La carta dei vini esplora il meglio della produzione piemontese che vede il nebbiolo come vitigno principe. Ma non manca una selezione di etichette nazionali e internazionali di tutto rilievo. Tra i 40 e i 50 euro.

Trattoria Bel Deuit

Il locale ideale per chi sale alla barocca Basilica di Superga in cerca delle memorie dei Savoia ma anche di quelle del Grande Torino che su questo colle visse il suo tragico epilogo il 4 maggio del 1949. La trattoria Bel Deuit (espressione dialettale per esprimere un buon modo di fare, si potrebbe tradurre “bel garbo”) ha una vista incantevole sulle colline torinesi e propone una cucina improntata alla tradizione. Nel menu raccontato a voce una lunga sequenza di antipasti che cambiano di stagione in stagione, ma dove non mancano mai il vitello tonnato o la lingua di vitello in salsa verde. Tra i primi agnolotti tradizionali o del plin, ma anche tajarin alla freisa di Chieri saltati con un ridotto dello stesso vino e radicchio. Tra i secondi, oltre al brasato al nebbiolo delle Langhe e alle lumache di Cherasco in umido, spicca il fritto misto.Tra i dessert oltre allo zabajone fatto al momento con la torta di nocciole e il bunet quando è stagione le pere martin cotte nella freisa con garofano e cannella. La carta dei vini parla piemontese. Si spende tra i 30 e 40 euro.

Ristorante Casa Fiore

Via Mazzini sta diventando a Torino una delle vie più ricche di offerte gourmet. Tra le New Entry, Casa Fiore all’angolo con via della Rocca, un locale con solo sei tavoli, dal look elegante punta le sue carte sulla tradizione piemontese e in particolare sulle carni che provengono da un’agrimacelleria di Villanova d’Asti. Non mancano tra gli antipasti sia il vitello tonnato che la carne cruda tagliata al coltello. Tra i secondi i cavalli di battaglia sono il brasato al barolo e il filetto alla Robespierre. Ma per chi ama la carne non c’è che l’imbarazzo della scelta in una serie di proposte in grado di accontentare tutti i palati. Convincenti tra i primi sia gli agnolotti del plin, con il ripieno alle tre carni, sia i maccheroncini freschi con burrata e pomodoro (concessione alle tradizioni meridionale). Tra i dessert della tradizione piemontese la pera madernassa al vino. Il servizio è curato in ogni particolare, grazie alla professionalità del personale di sala. Carta dei vini in cui brillano ovviamente le etichette regionali, dalle barbere ai ruchè, dai nebbioli ai barbareschi. Il conto dipende dalla scelta del vino, ma se non si chiedono baroli d’annata si aggira tra i 40 e i 50 euro.

Antiche Sere

A Torino è sempre esistita la tradizione delle piole, ossia delle osterie dove si mesceva vino e dove si mangiava qualche piatto tradizionale. E euesto storico locale di via Cenischia (aperto solo la sera) è una delle poche vere “piole” rimaste in città, con gli arredi in legno all’interno e una bella “topia” (pergolato) per mangiar fuori d’estate. Vi può capitare di incontrarvi anche Francesco Guccini quando è in tournée a Torino o Carlin Petrini, anima di Slow Food. Si inizia con antipasti misti, dal peperone con l’acciuga al tomino elettrico, dalla lingua alla frittatina d’erbe. Poi si possono gustare eccellenti gnocchi casalinghi con la salsiccia o i classici agnolotti al sugo d’arrosto. Non manca il coniglio al vino bianco e c’è quasi sempre anche lo stinco. Tra i dessert da non perdere il classico bunet o la torta di nocciole con lo zabajone fatto in casa. Colpiscono gli onesti ricarichi nei vini in carta. Qui è ancora possibile cenare con 30/35 euro. Nel weekend è bene prenotare, perché altrimenti è difficile trovare posto.