Ristorante Tromlin

Una delle poche vere trattorie “fuori porta” rimaste a Torino. Aperta da Bartolomeo Del Mastro detto “Tromlin” nel 1961 in occasione di “Italia ‘61” si trova a Cavoretto nella prima collina. E’ stata la prima trattoria ad adottare un menù a prezzo fisso, che conserva ancora oggi con la gestione della nipote Antonella e della socia Tiziana, una vita passata fra tavoli e fornelli di questo accogliente locale. Una trentina di posti in un ambiente piacevolmente tipico con tovaglie a quadrettoni bianchi e rossi, dove capirete subito che non si viene per consumare un pasto veloce. Qui si passa la serata e spesso e volentieri esce fuori una chitarra e si viene coinvolti in cantate collettive. Inizierete con un pinzimonio di verdure, una stupenda corona di salamini da cui servirsi a volontà, le frittatine alle erbette e la terrina di formaggio fresco. Potrete poi assaggiare polenta concia e finocchi gratinati, per poi passare alle classiche tagliatelle al ragù. Fra i secondi non mancherà il classico coniglio al forno, il vero cavallo di battaglia della casa, con insalata di stagione; a seguire un assaggio di arrostino di maiale al vino rosso con verdure passate in padella. Per concludere le originali frittelle di mele presenti da sempre nel menù, che verrà accompagnato da Barbera Piemonte D.o.c., caffè e digestivi il tutto a prezzo fisso di 38 euro.

Giardino Ristorante Veg

Ristorante vegetariano e vegano con salde radici nella tradizione gastronomica italiana, aperto da pochi anni da Maria Zingarelli bravissima chef, che dopo un’importante esperienza maturata in cucine stellate è approdata ad una cucina vegetariana, intrecciando le sue radici pugliesi con quelle piemontesi. Non un locale di moda e neppure un rifugio per irriducibili e settari vegani, ma adatto a tutti. La cucina è circolare: in tavola rispetto, attenzione e non spreco. Di un alimento si utilizza tutto con armonia ed equilibrio. L’ambiente è moderno e l’arredamento studiato per regalare un’atmosfera serena e rilassata. La filosofia è semplice: preparazioni a impatto zero, adatte a tutti i palati, con piatti per celiaci, allergici e specialità a misura di bambino. A pranzo un menù colorato e originale nella “Ciotola” al costo di 11 euro; a cena una carta con piatti pronti offerti in versione sia vegana sia vegetariana, coniugando la cucina italo-piemontese con quella etnica: la cisra di ceci accanto al cous cous, un gustoso e delizioso festival di fiori, legumi, cacao e ortaggi. Tutti gli ingredienti, compresi i fiori eduli, arrivano da produttori del territorio, passando attraverso una filiera controllata e rispettosa della natura e dei suoi cicli, e utilizzati secondo le regole dell’economia circolare, cioè utilizzando tutto e non gettando nulla.

Ristorante Cornoler

Aperto nel 2018 un locale elegante, moderno e arredato con gusto. Il titolare, un simpatico friulano innamorato di Torino, ha sviluppato qui la sua idea di accoglienza e ospitalità. Appena entrati vi sentirete come a casa: 25 coperti con tavoli ben distanziati e suddivisi in due salette, e alle pareti i quadri d’autore che danno vita ad un interessante intreccio arte e cucina. In cucina un giovane chef, di origine napoletane ma con un lungo percorso professionale, che ora ha finalmente un posto tutto suo dove poter realizzare la sua idea di cucina sincera, utilizzando prodotti del territorio e rispettando la stagionalità. In carta tre piatti per ogni portata dall’antipasto al dolce. Semplicità anche nel numero degli ingredienti e negli abbinamenti originali, ma senza esagerazioni. Tra gli antipasti: Triglia, mais e salsa dashi e Tarte-tatin di porri e foie gras. Fra i primi ottima la Pasta mista, ceci e vongole veraci, un omaggio alla cucina degli avanzi. Fra i secondi l’Anatra, broccoli e scampo e il Baccalà con le puntarelle rappresentano bene il mix tra la sua terra d’origine e quella piemontese. Dolci sono fantasiosi come il “carota, zenzero e olivello spinoso”. La carta dei vini è importante e con ampia possibilità di scelta. Il costo medio di un pasto e intorno ai 50 euro escluso i vini.

La Taverna di Fra Fiusch

Nell’incantevole borgo di Revigliasco a pochi chilometri da Torino, tra le mura di una cascina di fine ‘800, intima ed accogliente, troviamo Fra’ Fiusch, dove lo chef Ugo Fontanone ha fatto da maestro a una piccola nidiata di chef oggi in ristoranti più o meno blasonati. Il locale ha anche aperto da poco una dependance in corso Moncalieri a Torino. Tornare alla casa madre in collina è sempre piacevole per ritrovare i classici della tradizione cui talora si affiancano piatti che spingono sul versante dell’innovazione. Si può infatti assaggiare tanto il vitello tonnato all’antica maniera quanto i tartrà di basilico con burrata e sorbetto di pomodori. Non mancano i tajarin con il ragù langarolo di fegatini di pollo e salsiccia e gli agnolotti del plin di carne al burro d’alpeggio ma anche quelli ripieni di carne d’asino. Tra i secondi finanziera, piccione arrosto con aceto balsamico e miele di castagno, guanciale di vitello brasato, faraona ripiena con le ciliegie ma anche gamberoni scottati su crema di nocciole. Al dessert tra gli altri fagottino di mele e cognà e gelato al blu di capra con sorbetto alle pere. La carta dei vini enciclopedica offre le eccellenze piemontesi e una ricca selezione di vini italiani con qualche chicca francese. Menù degustazione a 35 euro, alla carta intorno ai 40 euro.

Osteria Rabezzana

In via San Francesco d’Assisi a un passo da Piazza Solferino l’enoteca Rabezzana è un’istituzione: fa conoscere vini dell’omonima azienda monferrina (ma non solo quelli perché ci sono etichette di mezzo mondo) dal lontano 1911. Da pochi mesi ha anche aperto nel sotterraneo un’osteria per far apprezzare grazie allo chef La Padula, del Da Vinci di Scurzolengo, anche le specialità della cucina monferrina. L’aspetto è quello tipico delle “cave” francesi dove puoi andare a sentire musica, i tavoli sono fatti con vecchie botti e alle pareti ci sono opere d’arte contemporanea. In carta piatti che vanno dal magatello con la salsa piemontese alla bagna cauda in due versioni: normale e light con il topinambour al posto dell’aglio. Il menu cambia secondo stagione ma non mancano mai gli agnolotti del plin con ripieno d’asino e quelli tradizionali. La carta dei vini conta oltre 900 etichette che sono poi quelle in vendita nell’enoteca. E per chi non ce la fa a finire una bottiglia l’Osteria ha rilanciato l’antica tradizione del Buta Stupa e cioè l’usanza di ritappare la bottiglia non terminata per consentire al cliente di portarsela a casa. Sui 40 euro.

Ristorante Monti

Può scoppiare l’amore a prima vista con questo locale a un passo da piazza Adriano, che propone una cucina piemontese verace. Menu degustazione a 35 euro, che dopo l’amuse-bouche prevede un vitello tonnato in cui sia la carne sia la salsa con i capperi parlano della tradizione e dei gusti della Regione. A seguire agnolotti al sugo d’arrosto con ripieno di carne e verdure come un tempo si usava nelle campagne. Poi un fritto misto (non unto) in cui nella parte salata brillano la milanese di pollo e quella di lonza, le polpettine di vitello, le cervella, le granelle, il fegato. In quella dolce tra le altre cose il semolino, la prugna, la banana e l’amaretto. Con un calice di vino il conto sale a 40 euro. La carta che offre i classici piemontesi, dalla carne cruda ai batsoa (piedini di maiale), dal filetto Torino (impanato con i grissini, quello che molti chiamano Grissinopoli) alla finanziera (il piatto che piaceva a Cavour con frattaglie e rigaglie di pollo). Tra i dessert brillano lo zabajone, il bonet ma anche la crepe suzette. Ampia la scelta dei vini con grandi etichette di tutta la regione, ma anche bottiglie di piccoli produttori. Il locale aderisce all’iniziativa Buta Stupa per cui ci si può portare a casa la bottiglia non terminata.

Trattoria l’Oca Fòla

Siamo nel quartiere Cit Turin, ad un isolato dalla Stazione di Porta Susa. Il nome del locale si ispira alle aie di campagna dove starnazzavano le oche, simpatiche e un pò matte (Fòle in Piemontese). Nelle sapienti mani di Massimo Miglietta in sala e Paola Barberis in cucina, il locale si è specializzato nella cucina piemontese contadina dove non possono mancare piatti a base di anatra e oca. Ambiente caldo ed accogliente, soffitti in mattoni a vista e credenze in “arte povera”. Appeso in sala il fazzoletto con i colori dell’Oca, contrada del Palio di Siena a sancire il gemellaggio fra simpatici pennuti rappresentanti regioni diverse. Tra gli antipasti citiamo la battuta di fassone con tuorlo marinato e spuma di parmigiano, uovo croccante su fonduta di toma. Fra i primi spiccano i tagliolini al ragù d’anatra , la Panissa di riso alla Novarese, gli gnocchi al ragù d’oca e funghi oppure al baccalà. Fra i secondi non può mancare lo stufato d’oca al Cortese di Gavi, lo stracotto di fassone al Nebbiolo, la pancia di maiale cotta a bassa temperatura su letto di salsa agli agrumi. Dolci della tradizione come il bonet, panna cotta, il tiramisù al croccante di nocciola. La cantina molto ben fornita con vini piemontesi. Un menù degustazione con piatti sempre diversi composto da due antipasti, assaggi di due primi, secondo e dessert al prezzo di 30 euro bevande escluse, che con i vini o scegliendo alla carta può arrivare ad un massimo di 40 euro.

Monferrato

A due passi dalla Gran Madre, in quel Borgopo che con la nascita di un nugolo di nuovo locali e l’arrivo del bistrot di un pezzo da novanta della ristorazione come Canavacciuolo rafforza la sua vocazione trendy, questo locale aperto nel 1820 rappresenta una scialuppa di salvataggio per chi ama la tradizione piemontese. Il menu, come nei ristoranti di un tempo, snocciola piatti su piatti e non c’è che l’imbarazzo della scelta tra classici come la finanziera, il bollito misto, il rognoncino trifolato o la celebre grissinopoli (la milanese in versione sabauda, con l’impanatura di grissini). Non mancano tajarin, agnolotti e risotti, e secondo stagione asparagi, funghi porcini e tartufi bianchi d’Alba. La pasta fresca è “fatta in casa”, il carrello dei formaggi offre un’ampia scelta così come quello dei dolci. La cantina sfodera più di 600 etichette di vini nazionali ed internazionali con un occhio di riguardo alla produzione piemontese. D’estate si mangia anche nel dehors di via Monferrato, d’inverno si può cenare in salette riservate. Si spende tra i 40 e i 50 euro.

Trattoria Rosa Rossa

Nel centro storico di Moncalieri, a due passi dal “Real Collegio Carlo Alberto”. Fino alla fine del ‘700 i locali facevano parte della chiesa di S.Francesco, e in seguito diventati Osteria, mantenendo il fascino e l’eleganza dell’epoca. La cucina di tradizione rigorosamente Piemontese, Paola Manni in sala con il marito Marco Carcini ai fornelli propongono antipasti classici come il vitello tonnato all’ancienne (senza la maionese), la cruda di Fassone al coltello, il salame di trippa di Moncalieri, il flan di cardi e topinambur con fonduta. Fra i primi gnocchi di patate viola, il risotto con castagne mantecato al Castelmagno o la vellutata di zucca con praline di Seiràs alla nocciola, meritano una menzione particolare gli Agnolotti “gobbi” della Rosa Rossa al sugo d’arrosto, fatti a mano al momento. Fra i secondi antichi piatti “poveri” come la Finanziera tradizionale, la Trippa alla Savoiarda, le Lumache di Cherasco , ma anche Bue brasato al Ruchè. Dessert tutti fatti in casa, fra cui il bonet, la panna cotta e la torta di nocciole con zabaglione. Interessante anche la varietà di pane aromatizzato fatto in casa con il lievito madre. Ampia carta dei vini, con i classici piemontesi, presenti con le principali etichette. È presente un menù degustazione Piemontese a 34 € (vini esclusi) alla carta fino a 40€.

Parlapa

Siamo a un tiro di schioppo da Piazza Statuto e dalla nuova stazione di Porta Susa, che insieme al passante ferroviario ha riqualificato una vasta area della città. Il Parlapà è un’enoteca con cucina frequentato da molti gourmet cittadini. Si mangia tra scaffali ricolmi di vini di ogni provenienza e anche di una scelta notevole di distillati che vanno dal rhum al whisky passando per le grappe nostrane. I titolari sono di origine monferrina e dal Monferrato arrivano le carni che sono uno dei punti di forza del locale. Qui si vengono a mangiare specialità che è difficile trovare altrove: dal fegato di vitello al rognone (quello al limone è un incanto), dalle granelle di toro all’oca, dall’insalata di gallina al patè di fegato di coniglio. Non mancano tra i primi i tajarin (si può scegliere tra vari tipi condimento), gli spaghetti alla chitarra (eccellenti quelli con porri e guanciale), e gli agnolotti (da assaggiare in stagione quelli di borragine). Notevoli anche le verdure che accompagnano i piatti, dai barbabuc ai papaveri selvatici. Tra i dessert da non perdere il salame di cioccolata e in stagione la crostatina d’arancia. Si spende tra i 30 e i 40 euro.